venerdì 18 gennaio 2013

E chi lo dice che Penelope tesseva la sua tela?

É noto che il mio punto di vista é squisitamente parziale avendo vissuto in un ambiente gioiosamente popolato da donne.

Grazie a queste donne dalla risata facile, ho imparato ad essere di una parzialità senza scrupoli, perché, francamente, ad essere neutri non ci si diverte.
Se si ha a disposizione un pezzo di vita, tanto vale godersela con un po' di leggerezza irresponsabile, concedendosi opinioni discutibili e, perché no, scriverle, con la presunzione che vengano lette da un pugno di amici consenzienti.

Quando si parla del genere femminile, mi coglie un'incorregibile fierezza e la ragione, é dovuta ad un martello. Saró piú precisa: a un martello nascosto in una borsa a tracolla.

Ma cominciamo dal principio perché i ricordi cominciano sempre con un'immmagine.

Era estate, verso la metà degli anni Ottanta e adoravo fare lunghe passeggiate stringendo la mano di mia madre. 
Sceglievamo un momento preciso della giornata, il primo pomeriggio, quando le strade erano ancora deserte e sentivo l'asfalto bruciare sotto le suole delle scarpe.  
Mi é sempre piaciuto prendere le persone per mano, anche se quando ero bambina avevo una naturalezza che ora mi manca. In quel contatto c'era tutto il senso della maternità: l'appartenenza, la protezione, l'abitudine, il gioco...Quel dondolare del braccio scandiva il tempo e lo spazio. Era un procedere affettuoso e complice.
E quanto cantavo! Durante quelle passeggiate ero un jukebox di otto anni con i pantaloncini rossi e l'apparecchio ai denti.

All'epoca non leggevo i giornali e il mio unico mezzo di comunicazione erano le mie coetanee. Piccole giornaliste che si occupavano di cronaca nera con la stessa perizia di un Bruno Vespa con l'astuccio di Hello Kitty.
 Ovviamente le notizie erano date con una certa drammaticità e ogni giorno si arricchivano di particolari degni di un racconto di Stephen King.
Si era diffusa la voce che si aggirasse per le strade, un maniaco di rara efferatezza, pronto a compromettere ogni barlume di innocenza, lasciandosi alle spalle, secondo il quadro descritto dalle giovani croniste, desolazione, lacrime e sangue.
Presumo ci fosse un fondo di verità perché la leggenda del dissennato, giunse alle orecchie adulte di mia madre, non mi é chiaro per quali canali, ma il tono era altrettanto tragico da provocarle il primitivo bisogno di difendere la prole.
Con quel pragmatismo tipico delle donne della mia famiglia, mia mamma decise di non rinunciare alle passeggiate delle due del pomeriggio.
Decise saggiamente di armarsi, ma non disponendo di una 44 Magnum, la scelta cadde su un'arma decisamente píú artigianale...un solido martello da calzolaio, fedele ed ergonomico.
Ora, mi sorge il dubbio che mia mamma si sentisse una sorta di Tor della provincia brianzola,  ma quel martello che si infilava in borsa come se fosse il piú innocente dei rossetti, mi faceva sentire protetta.
Nessun maniaco poteva sopravvivere a una martellata sul cranio, pensavo stringendo con orgoglio la mano di mia madre.
E ovviamente anche io avrei partecipato con onore all'operazione "Walking in the Summer Storm". Avevo optato per la strategia del morso avendo l'apparecchio, se mia madre poteva essere un dio del tuono, io potevo tranquillamente assumere le sembianze di un crotalo dai denti storti. 

Le persone che ci incrociavamo durante le nostre passeggiate estive, vedevano una tenera scena familiare, una giovane donna sorridente con una borsa a tracolla e una bimba con gli occhiali che cantava candidamente " Sulla cima dell'Olimpo c'é una magica città, gli abitanti dell'Olimpo sono le divinità. Poi c'é una bambina che ancora dea non é, é graziosa e biricchina, Pollon il suo nome éeeeeeeeeeeee."

Fortunatamente, queste persone non avevano neanche il piú lontano sospetto che si trovavano davanti a un commando armato dotato di un preciso piano di attacco: mordi, martella e fuggi.

Quel martello da calzolaio ci accompagnó per qualche mese, ma restó inutilizzato nella borsa a tracolla. É ancora a casa mia, pronto all'uso in caso di pericolo, ora non ho piú l'apparecchio, ma i miei denti sono ancora storti e capaci di una morsa da crotalo.

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